Quotidiano online a carattere scientifico

Il counseling nutrizionale: una strategia per essere più efficaci

Pubblichiamo oggi il contributo della dottoressa Biancamaria Saetta, Biologo Nutrzionista, sul counseling nutrizionale 

 

Il counseling nutrizionale

Illustrazione di Gianluigi Marabotti

Nelle società occidentali, i problemi di eccesso di peso e obesità sono in rapida crescita. Al contempo, aumentano anche i disturbi dell’alimentazione, come l’anoressia, che possono invece portare a stati pericolosi di sottopeso. Inoltre è sempre più in crescita la tendenza a intraprendere scelte alimentari inusuali, finalizzate a migliorare lo stato di salute (vegetarismo, veganismo…), ma non sempre basate su informazioni corrette e consapevoli.

A complicare ulteriormente la questione, si aggiunge il fatto che in Occidente esiste un vero e proprio food business che si adopera per produrre cibi sempre più sofisticati e appetibili, fortemente sponsorizzati dai mass media, con lo scopo di fidelizzare i consumatori e spingerli a mangiare in eccesso. Dall’altro lato c’è invece la diet industry che promette di riportare in forma rapidamente, facendo leva sul bisogno sociale di magrezza e di bellezza, anch’esso fortemente promosso dai mass media.

Inoltre, la grande quantità di informazioni reperibili un po’ ovunque può dare l’illusione della libertà di scelta. Qualche volta, però, troppe notizie confondono; spinte e pressioni in direzioni contrapposte generano caos e disorientamento. In queste condizioni, può accadere che un singolo pezzo del puzzle sia scambiato per l’intero quadro, con conseguenze anche gravi.

Nell’ambito dei problemi alimentari e di peso, solo raramente le difficoltà sono legate esclusivamente alla dieta; spesso la situazione è complicata da difficoltà personali, sociali e talvolta esistenziali dell’individuo. Inoltre, non raramente, il disagio è mantenuto e cronicizzato proprio dalle strategie intraprese per risolverlo.

Come si colloca il counseling nutrizionale in questo ambito? Il counseling è un processo relazionale tra counselor e cliente, ha l’obiettivo di fornire alle persone opportunità e sostegno per sviluppare le proprie risorse e promuovere il benessere. Il counselor aiuta il paziente a cercare soluzioni a specifici problemi, di natura non psicopatologica, a prendere decisioni, a gestire crisi, a far emergere risorse, a promuovere e sviluppare la consapevolezza personale e quindi a cambiare.

Il lavoro di counseling non ha mai come oggetto la psiche del cliente, ruolo che spetta ad altre figure professionali come psicologi e psichiatri, ma è basato essenzialmente sul colloquio finalizzato a promuovere un cambiamento. Il counselor non emette giudizi, non interpreta e non assume atteggiamenti di biasimo o consolatori. L’adozione di strategie impostate sul colloquio comporta un atteggiamento basato sull’empatia, cioè sull’immedesimazione con il cliente e l’adozione della sua prospettiva e del suo sentito. Attraverso l’empatia, il cliente vede nel counselor “l’altro sé” — quello più lucido e centrato — e, rispecchiandosi in esso, riesce a fare emergere le sue peculiari capacità e risorse.

Questa è la base su cui costruire, di volta in volta, interventi personalizzati che tengano conto dell’unicità del cliente e delle sue difficoltà, che siano rispettosi della sua natura e della sua capacità di autodeterminazione. Come dice Rogers, attraverso una relazione autentica e genuina, in cui due persone si confrontano e si accettano incondizionatamente, il counselor è in grado di accogliere empaticamente le difficoltà dell’altro e, se possibile, indirizzarle nel senso di un cambiamento.

Il ruolo del counseling nell’ambito delle problematiche nutrizionali è innanzitutto basato su un’informazione scientificamente corretta, scevra da condizionamenti di tipo economico. Con queste premesse, il counseling nutrizionale può diventare uno strumento di guida e di sostegno.

Gli obiettivi principali possono così essere schematizzati.

  • Acquisizione di abilità e conoscenze che migliorano il livello di consapevolezza delle scelte e dei comportamenti alimentari
  • Scelta informata e consapevole del proprio stile alimentare
  • Adesione a un’alimentazione e uno stile di vita più sani
  • Raggiungimento e mantenimento del proprio peso salutare
  • Prevenzione e supporto nelle patologie
  • Eventuale invio ad altre professionalità in caso di necessità (medico, psicologo…)

Tornando alla metafora del puzzle, possiamo dire che il nutrizionista, in questo caso, mettendo in bella mostra tutti i pezzi del puzzle e cercando di orientarli correttamente, aiuta la persona a comporre il miglior quadro possibile.

Un aspetto importante del counseling nutrizionale riguarda l’influenza delle emozioni sui comportamenti alimentari. Mangiare sconsideratamente e senza controllo, masticare rabbiosi, utilizzare il cibo come valvola di sfogo o fonte di gratificazione, può servire ad allentare alcuni stati emotivi. Ruolo del counseling in questi casi è aiutare il cliente a conoscere, esplorare e comprendere le proprie emozioni.

Attraverso un percorso di counseling nutrizionale può succedere che le persone raggiungano gradualmente il loro peso salutare, rivedendo obiettivi di peso irrealizzabili e modificando stabilmente alcune abitudini alimentari scorrette.

 

Dottoressa Biancamaria Saetta

 

Fonti:

Il microbioma rivela ciò che mangiamo

Pubblichiamo oggi il contributo della dottoressa Sonia Croci, Biologo Nutrizionista, sul microbioma

 

Il microbioma rivela ciò che mangiamo

Elaborazione grafica di Gianluigi Marabotti

L’insieme dei batteri, dei funghi e dei virus che vivono nel nostro organismo — soprattutto nell’apparato digerente, ma anche sull’epidermide, nel cavo orale e negli altri apparati — prende il nome di microbioma. Presenta una variabilità individuale, determinata dall’area geografica e dallo stile di vita, e svolge molteplici funzioni influenzando la fisiologia, i processi metabolici e, di conseguenza, lo stato di salute. L’insieme di questi microrganismi può essere considerato come un organo aggiuntivo all’interno del nostro corpo. Per tale motivo, negli ultimi anni, in campo biomedico si sta approfondendo questo tema.

In un recente studio pubblicato sulla rivista «Cell Reports», i ricercatori guidati da Andreas Gomes hanno studiato la variabilità di due popolazioni che vivono entrambe nella Repubblica Centrafricana: i Bantu e i Baka. Mentre i Baka vivono nella foresta equatoriale sopravvivendo grazie alla pesca, alla caccia e alla raccolta di vegetali, i Bantu vivono praticando l’agricoltura e presentano caratteristiche intermedie tra quelle occidentali e quelle dei cacciatori. Questi stili di vita differenti hanno determinato nelle due popolazioni un microbioma differente e specifico.

I Baka presentano una maggiore abbondanza di Cianobatteri, Prevotella e Treponema, probabilmente in risposta a un elevato consumo di tuberi, in particolare patate selvatiche e radice di manioca amara. Questa alimentazione ricca di fibre e tannini potrebbe spiegare l’abbondante presenza nel loro microbioma di batteri fibrolitici come la Prevotella.

Al contrario, il microbioma dei Bantu riflette la transizione da una vita tradizionale (cacciatori) a una più simile a quella occidentale, con un conseguente graduale declino del microbioma primitivo. Batteri come Prevotella e Treponema sono stati persi, e sono emersi batteri come Firmicutes e Actinobacteria, risultato dell’abbondante introduzione di zuccheri semplici, tipica della dieta occidentale.

Nei Bantu si è rilevato anche il potenziamento dei geni coinvolti nel metabolismo dei carboidrati (nella glicolisi, nella glucogenesi, nel metabolismo del piruvato), che erano impoveriti invece nei Baka, e di quelli coinvolti nella degradazione di xenobiotici, anche per l’accesso alle cure farmacologiche e l’uso di cibi contenti additivi chimici.

Questa è la dimostrazione di come la composizione batterica del microbioma sia individuale e venga determinata dall’evoluzione, dallo stile di vita e dall’alimentazione.
In conclusione, questo è uno dei primi studi che mostrano uno stato intermedio di evoluzione del microbioma e rivelano come la dieta sia il fattore più importante per determinarlo.
Il microbioma quindi, rivela la nostra alimentazione e determina la nostra salute!

 

Dottoressa Sonia Croci

 

Fonti:

Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista 2016

Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista 2016

Grafica a cura di Gianluigi Marabotti

Biologo Nutrizionista in piazza
Terza Giornata Nazionale

Appuntamento sabato 21 e domenica 22 maggio 2016
nei capoluoghi di regione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1/3 delle malattie cardiovascolari e dei tumori potrebbero essere evitati grazie a un’equilibrata e sana alimentazione. Per questo è fondamentale l’educazione alimentare.

Con questa idea è nato il progetto della Giornata Nazionale del Biologo Nutrizionista che nella sua terza edizione vedrà schierati sabato 21 e domenica 22 maggio numerosi Biologi Nutrizionisti che presteranno volontariamente e gratuitamente la propria opera professionale all’interno di stand organizzati in più studi di consulenza. Saranno effettuate, a chi ne farà richiesta, interviste alimentari e dello stile di vita, valutazioni antropometriche e dello stato nutrizionale. Questi dati, elaborati da Enpab (l’Ente di previdenza dei Biologi), saranno utilizzati come campione sugli stili di vita in Italia.

Al problema della malnutrizione sono correlate disfunzioni metaboliche che possono minare la salute della popolazione ma anche incidere sulla spesa sanitaria. Patologie correlate all’obesità quali l’ipertensione, l’intolleranza glucidica, il diabete, la steatosi epatica, solo per citare qualche esempio, non sono più esclusive delle persone adulte ma iniziano, in maniera preoccupante, a interessare i bambini in età scolare.

La Giornata ha l’obiettivo di educare a un corretto stile alimentare sensibilizzando il cittadino sulla necessità di un’alimentazione varia, sana e bilanciata e informandolo dei rischi di un’alimentazione non corretta. Contestualmente promuove l’abitudine a una costante attività fisica a tutte le età e mira a rimuovere radicate abitudini non salutari.

L’evento, il primo in Italia, si terrà nelle piazze dei capoluoghi di regione italiani.

 

Per informazioni sulle piazze e sul progetto:

www.giornatanazionalebiologonutrizionista.it

Post-it — Fisiologia del gusto

Fisiologia del gusto

Fisiologia del gusto

Aforismi del Professore per servire da prolegomeni alla sua opera e di base eterna alla scienza.

  1. L’universo esiste soltanto per la vita e tutto ciò che vive si nutre.
  2. Gli animali si pascono, l’uomo mangia, solo l’uomo di spirito sa mangiare.
  3. Il destino delle nazioni dipende dal modo in cui si nutrono.
  4. Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei.
  5. Il Creatore, obbligando l’uomo a mangiare per vivere, ve lo invita per mezzo dell’appetito e lo ricompensa per mezzo del piacere.
  6. Il buongusto è un atto del nostro giudizio, con il quale noi diamo la preferenza alle cose che sono piacevoli al gusto su quelle che non hanno tale qualità.
  7. Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri e rimanere per ultimo a consolarci della loro perdita.
  8. La tavola è il solo luogo dove non ci si annoia mai durante la prima ora.
  9. La scoperta di un manicaretto nuovo fa per la felicità del genere umano più che la scoperta di una stella.
  10. Coloro che fanno indigestione o che si ubriacano non sanno né bere né mangiare.
  11. L’ordine dei cibi è dai più sostanziosi ai più leggeri.
  12. L’ordine delle bevande è dalle più temperate alle più fumose e alle più profumate.
  13. Pretendere che non si debbano cambiare i vini è un’eresia; la lingua si sazia e, dopo il terzo bicchiere, anche il vino migliore dà appena una sensazione ottusa.
  14. Un dessert senza formaggio è come una bella donna senza un’occhio.
  15. Cuochi si diventa, ma rosticcieri si nasce.
  16. La qualità più indispensabile del cuoco è la puntualità: e tale deve essere anche per l’invitato.
  17. Aspettare troppo a lungo un invitato ritardatario è una mancanza di riguardo per tutti coloro che sono presenti.
  18. Colui che riceve degli amici e non si cura affatto del pasto che è preparato per loro non è degno di avere degli amici.
  19. La padrona di casa deve sempre assicurarsi che il caffè sia eccellente; e il padrone che i liquori siano di prima qualità.
  20. Invitare una persona è occuparsi della sua felicità durante tutto il tempo che essa passa sotto il nostro tetto.

 

Brillat-Savarin (1775-1826) fu magistrato, uomo politico, scrittore, cuoco e gourmet, antesignano di tematiche diventate patrimonio della cultura gastronomica occidentale. L’edizione originale francese della Fisiologia del gusto fu pubblicata nel 1825, con due scopi fondamentali: «il primo è stato di porre le basi teoriche della gastronomia, affinché possa essere collocata, fra le scienze, nel posto che le spetta; il secondo di definire con precisione ciò che si deve intendere per buongusto e di separare per sempre questa qualità sociale dall’ingordigia e dall’intemperanza, con le quali spesso è stato così ingiustamente confuso».

Un saggio che punta il riflettore su tutto ciò che ha a che fare con il cibo, inteso non soltanto come un mezzo per apportare nutrimento all’uomo, ma anche come stimolatore di sensi e quindi del piacere, come collante dei rapporti tra le persone ed elemento imprescindibile di convivialità.

Il saggio si suddivide in due parti: la prima è composta da trenta riflessioni, o meditazioni, che con occhio attento, ampio e ricercato, affrontano diverse tematiche come il gusto, i buongusto, il riposo, i sogni, l’influenza della dieta sul riposo, l’obesità, la magrezza, il digiuno. La seconda parte invece è una raccolta di aneddoti inediti, di frasi e di ricette, brillanti e cariche di umorismo, che ci consentono di ben capire l’intelligenza, l’arguzia, l’illuminazione e la modernità di Brillat-Savarin.

 

Dottoressa Valentina Viti

 

Per approfondimenti:

J.A. Brillat-Savarin — Fisiologia del gusto — Slow Food, 2014

La camomilla: utilizzo popolare e sapere scientifico

Pubblichiamo oggi il contributo del dottor Leonardo Guasti, Biologo Nutrizionista, sulle proprietà della camomilla

 

La camomilla: utilizzo popolare e sapere scientifico

Elaborazione grafica di Gianluigi Marabotti

Sono molte le preparazioni a base di piante in forma di tisane, compresse, gocce e altro che possiamo trovare facilmente al giorno d’oggi, perfino sugli scaffali dei supermercati o nelle erboristerie, e assumere come se fossero dei veri e propri “alimenti” o “integratori” per porre rimedio in maniera “naturale” a vari tipi di disturbi: dolore intestinale, gonfiore di stomaco, stanchezza e insonnia, solo per citarne alcuni. La fitoterapia — una disciplina medica che prevede l’utilizzo delle piante medicinali in terapia1 — può rappresentare un valido aiuto per contrastare semplici disturbi prima di rivolgersi all’uso dei farmaci; ma solo conoscendo bene le proprietà delle piante e soprattutto rivolgendosi sempre al consiglio di un medico o di un esperto del settore.

Tra le piante maggiormente utilizzate dalla tradizione popolare e pubblicizzate troviamo la Camomilla comune (Matricaria recutita o Matricaria chamomilla), da non confondere con la camomilla romana, pianta dal nome scientifico e dalle caratteristiche diverse (Chamaemelum nobile). La camomilla appartiene alla famiglia delle Asteraceae (dette anche Compositae), è una pianta erbacea annuale, caratteristica delle regioni europee dove possiamo trovare sole, caldo e inverni miti; dal fusto eretto e ramificato (può raggiungere l’altezza di 50-60 cm), la caratteristica più distintiva di questa pianta sono senz’altro i fiori, simili alle margherite che troviamo comunemente nei prati, riuniti in capolini e le foglie di colore verde chiaro. I fiori, utilizzati per le preparazioni erboristiche, vengono raccolti a fine primavera o inizio estate.

Come per molte altre erbe officinali, la tradizione popolare elenca vari usi e proprietà della camomilla. In questo articolo, voglio soffermarmi esclusivamente su quei prodotti normalmente assunti attraverso l’alimentazione (tisane, compresse, capsule, gocce…) e sulle loro proprietà più conosciute e tramandate, tra cui la capacità antinfiammatoria e antispastica a livello intestinale, dello stomaco e — non ultima e spesso molto reclamizzata — la facoltà di facilitare l’insorgenza del sonno.

Tuttavia, quante di queste proprietà sono state realmente valutate e dimostrate in ambito scientifico?

Prima di tutto è necessario identificare quali composti chimici bio-attivi (cioè capaci di dare effetto a livello del nostro organismo) sono contenuti all’interno di questa pianta. In particolare, la camomilla contiene, soprattutto all’interno dei fiori, flavonoidi (apigenina e quercetina), cumarine, polisaccaridi e un olio essenziale a cui sono legate sia le presunte attività ipnoinducenti e sedative sia quelle antinfiammatorie e antispastiche. Il fatto di contenere tali sostanze deve suscitare una certa cautela anche nell’utilizzo di una pianta così comune: sono state ipotizzate diverse interazioni con vari farmaci, tra cui il Warfarin, un farmaco anticoagulante salvavita. La camomilla inoltre può scatenare, come tutte le altre sostanze, reazioni allergiche in soggetti predisposti ed è sconsigliata come tutte le preparazioni erboristiche durante la gravidanza, l’allattamento e nei periodi preoperatori2,3.

Va comunque precisato che spesso le preparazioni in forma di tisana che troviamo in commercio nella grande distribuzione, a causa dei lunghi tempi di permanenza sugli scaffali, delle condizioni di conservazione e della qualità delle materie prime, sono talmente povere di queste sostanze che risultano praticamente prive di effetti terapeutici e costituiscono esclusivamente una piacevole bevanda dopo i pasti.

Invece su preparazioni erboristiche di elevata qualità o estratti purificati, nell’arco degli anni, sono stati svolti vari studi per valutare gli effetti di queste sostanze, in vitro, sugli animali e anche sull’uomo.

Riguardo le proprietà antinfiammatorie e antispastiche del tratto gastrointestinale, seppur esistano alcuni lavori scientifici sugli effetti terapeutici della camomilla sull’uomo, essi risultano essere molto datati e prendono in considerazione sempre numeri di persone piuttosto limitati o popolazioni particolari (spesso bambini), dimostrando l’efficacia di preparazioni a base di camomilla solamente in combinazione con altri tipi di estratti vegetali (in particolare verbena, liquirizia, finocchio e melissa)4. Quest’ultimo aspetto sottolinea in ogni caso un concetto fondamentale per la fitoterapia moderna: spesso è la sinergia di più sostanze che produce l’effetto desiderato e non i singoli composti. Esistono inoltre anche studi recenti svolti su campioni animali che sembrano avvalorare questi tipi di risultati5,6,7; si può quindi dire che vi sono delle prospettive interessanti da poter approfondire con fiducia nei prossimi anni.

Per quanto riguarda gli effetti sul sonno invece, una revisione dei lavori scientifici svolta nel 2015 da un gruppo di ricerca statunitense ha dimostrato come ad oggi esistano poche pubblicazioni sull’argomento8, spesso contraddittorie. Inoltre l’unico studio recente di elevata qualità clinica pubblicato ha presentato una significatività molto limitata dei risultati, probabilmente dovuta al basso numero di persone prese in esame9.

In ogni caso, se le ipotesi sugli effetti gastrointestinali e antinfiammatori venissero confermate in futuro, potremmo addirittura ipotizzare una spiegazione “scientifica” del presunto effetto facilitante sul sonno, dovuto piuttosto in maniera indiretta a un’azione positiva degli estratti della pianta sui meccanismi della digestione. È ovvio che, digerendo meglio, si prende sonno più facilmente. Tuttavia per ora restano solamente supposizioni e idee da sviluppare.

Per concludere possiamo quindi dire che gli effetti della camomilla, come quelli di molte altre erbe comunemente usate nella tradizione popolare, presentano ad oggi delle basi scientifiche non del tutto comprovate se non addirittura contraddittorie. Ma attraverso un’analisi più approfondita nel prossimo futuro potrebbero costituire un valido e interessante settore di studio ancora tutto da esplorare e sfruttare, soprattutto se utilizzate in sinergia tra di loro.

 

Dottor Leonardo Guasti

 

 

Per approfondimenti:

  1. Società Italiana di Fitoterapia — Normativa
  2. L. Mondo, V. Beggio, S. Del Principe —Il Grande Libro delle Erbe — Gribaudo, 2015
  3. F. Firenzuoli — Interazioni tra Erbe, Alimenti e Farmaci — Tecniche Nuove, 2008
  4. McKay DL, Blumberg JB — A Review of the Bioactivity and Potential Health Benefits of Chamomile Tea (Matricaria recutita L.) — Phytother Res. 2006 Jul;20(7):519-30
  5. Capasso R, et al. — Effect of the Herbal Formulation ColiMil on Upper Gastrointestinal Transit in Mice In Vivo — Phytother Res. 2007 Oct;21(10):999-1101
  6. Mehmood MH, et al. — Antidiarrhoeal, antisecretory and antispasmodic activities of Matricaria chamomilla are mediated predominantly through K+ channels activation — BMC Complement Altern Med. 2015 Mar 24;15:75. doi: 10.1186/s12906-015-0595-6
  7. Ortiz MI, et al. — Isolation, identification and molecular docking as cyclooxygenase (COX) inhibitors of the main constituents of Matricaria chamomilla L. extractand its synergistic interation with diclofenac on nociception and gastric damage in rats — Biomed Pharmacother. 2016 Mar;78:248-56. doi: 10.1016/j.biopha.2016.01.029
  8. Yurcheshen M, et al. — Updates on Nutraceutical Sleep Therapeutics and Investigational Research — Evid Based Complement Alternat Med. 2015;2015:105256. doi: 10.1155/2015/105256
  9. Zick SM — Preliminary examination of the efficacy and safety of a standardized chamomile extract for chronic primary insomnia: A randomized placebo-controlled pilot study — BMC Complement Altern Med. 2011 Sep 22;11:78. doi: 10.1186/1472-6882-11-78

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